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Una erotica follia ..parte3


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
25.02.2026    |    1.088    |    2 9.7
"Entrare in quella stanza fu un colpo al cuore: sopra la testata del letto dominava la loro foto del matrimonio, un’immagine di purezza che strideva violentemente con quello che stavamo per compiere..."

Rientrai nel cerchio di luci della festa cercando di darmi un contegno, separandomi da lei di pochi minuti. Mi sentivo addosso un’aura visibile di peccato, ma gli altri erano troppo immersi nell’alcol e nel frastuono del DJ per notare il mio respiro ancora corto e i capelli spettinati. Quando arrivò il momento dei saluti, Gabriella fu magistrale. Si avvicinò a me e mia moglie con un sorriso radioso, lo stesso di sempre, come se nulla fosse accaduto contro quel tronco di quercia.
> "È stata una giornata bellissima," disse a voce alta. Ma per un istante i suoi occhi brillarono di una luce complice e ferina mentre mi stringeva la mano. Fu un contatto breve, formale, eppure sentii le sue dita premere con forza il mio palmo: un segnale silenzioso che gridava "non è finita qui".
Vederla allontanarsi sul vialetto, mentre i fari della sua auto sparivano nell’oscurità, mi lasciò addosso una vertigine improvvisa e un senso di vuoto che non riuscivo a colmare
Quella notte non chiusi occhio. Accanto a me, mia moglie dormiva il sonno profondo di chi non sospetta nulla, mentre io fissavo il soffitto ripercorrendo ogni secondo di quel pomeriggio: la ruvidità della corteccia sulla schiena, il calore della sua bocca, la sua incredibile sfrontatezza. Cercai di convincermi che fosse stata la follia isolata di un giorno di festa, un incendio destinato a spegnersi con l’alba. Volevo dimenticare, tornare a essere l’uomo maturo e posato di sempre. Ma il lunedì mattina, il ronzio del telefono frantumò ogni mio buon proposito. Un messaggio su WhatsApp: "Sabato mattina sono sola. Marito al lavoro, figli a scuola. Ti aspetto.
Dopo giorni di un’indecisione che mi logorava l’anima, il desiderio ebbe la meglio sulla prudenza. Sabato mattina mi ritrovai davanti alla sua porta, col cuore che batteva come quello di un adolescente. Quando Gabriella aprì, il fiato mi morì in gola. Non era più la "parente" della festa; era una visione erotica studiata per me. Indossava un completo di pizzo bianco che esaltava la sua pelle ambrata, incorniciato da collant velati che si fermavano a metà coscia. I capelli, raccolti in una coda di cavallo, le davano un’aria al tempo stesso ordinata e aggressiva.
Non ci furono preamboli. In salone la trascinai a me, baciandola con una fame che non aveva nulla di romantico: era un assalto di lingue e mani che esploravano il pizzo e la pelle. Le sfilai la biancheria mentre lei mi guidava verso la camera da letto, il luogo del mio definitivo tradimento.

Entrare in quella stanza fu un colpo al cuore: sopra la testata del letto dominava la loro foto del matrimonio, un’immagine di purezza che strideva violentemente con quello che stavamo per compiere. Gabriella, notando il mio indugio, sorrise con una punta di malizia e mi spinse sulle lenzuola.
Si mise in ginocchio davanti a me con una lentezza calcolata. Mi guardava dritto negli occhi mentre mi sbottonava, godendosi il crollo della mia ultima resistenza. Iniziò a usarmi con una maestria che mi fece inarcare la schiena, alternando suzioni profonde a carezze con la punta della lingua, finché non arrivai quasi al limite estremo.
La feci voltare, posizionandola carponi sul letto. La vista del suo sedere incorniciato dai collant bianchi era una tentazione insopportabile. Usai la mia saliva per bagnarla e, con una pressione decisa, penetrai nel suo stretto pertugio anale. Lei emise un gemito soffocato contro il cuscino, spingendo il bacino all'indietro per accogliermi tutto. Era un possesso totale, un modo per marcare un territorio proibito .La girai supina, spalancandole le gambe sotto la luce cruda che filtrava dalle tapparelle. La figa stradudava di sesso e umori La penetrai con un vigore quasi rabbioso, alternando lo sguardo tra il suo viso estasiato e quella foto sulla parete. Ogni mia spinta era un colpo sferrato al mio passato di uomo tranquillo. Quando sentii l'orgasmo esplodere, mi spinsi dentro di lei fino in fondo, scaricando tutta l'adrenalina e la tensione accumulate in quei giorni di attesa spasmodica.Riempedol a figa di sborra calda
Rimanemmo in silenzio per lunghi minuti, con il solo rumore dei nostri respiri pesanti. Avevo superato il punto di non ritorno. Guardai di nuovo la foto del matrimonio e poi lei: la nostra storia non era più la follia di un giorno, era diventata un labirinto da cui non volevo più uscire.Ormai eravamo amanti.
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